Go back to the future

Where the story comes from

Now that I’m falling from the clouds, only now I fully understand the essence of the air.


When I first started writing this short story, Go back to the future, the situation was really complicated, to say the least. In Italy, a substantial majority considered the refugees a problem that had to be ‘eradicated’. Yes, like it was a virus or a plague (just saying). Where that majority ended up? Oh, they never left, if that’s what you’re thinking. They just changed their clothes.

The Italian politics


If you watch the Italian political scene from three-step behind, you’d probably think something changed. Then you get one step forward to find out the stink of the same old propaganda.


When you speak to people in the street, you can sense that that propaganda, the ‘eradication’ of the ‘problem’ propaganda, is still alive and well.

Masks for go back to the future
Daniele Frau


“Why we’re supposed to help them when we cannot help ourselves?”


“Do you know they’re living a better life than us?”


“Do you still believe they’re poor? Come on, open your eyes!”


And the war between the poor continues, over and over


What my story had to say about that?


I simply gave another perspective. Imagine a near future (100 years from now, perhaps) and imagine a striking crisis that leads your country in despair.


Now, follow me, imagine a time-machine like the one in a H.G. Wells book or in the comedy movie Back to the future. Everyone will try to escape their helpless situation coming to our present. And what will happen? We will call them ‘aliens,’ and we will look at them while they’re drowning in front of us.

As we’re watching them dying in front of the cost of Italy every single day.

(It continues…)

What is fear?

What is fear?

Sometimes we find ourselves alone at home, ready to go to bed. We brush our teeth, we put on the pajama and finally, we get under our sheets.

Then, a small sound comes to our ears. Somewhere, outside the door, something or someone is moving. 

“Rrrrrrrrrrrr.”

What is that?

Who is there?

Terrorized, petrified even, we don’t dare to go outside. When we finally do, we switch on the light, as our small 7W bulb could help us against a possible assassin. Yet, we feel reassured by this light because we’re not expecting real killers, but some ghosts with long chains. And we know they must disappear with the light (yes, ghosts hates 7W bulbs).

Glovy and Nodo

Glovy the twigs' snapper
Glovy the twigs’ snapper

That’s why I imagined a world in which all these sounds have a funny reason behind. As Nodo and Glovy, some small characters are ready to scare us, but without harming anyone.

In my concept, children will be scared, but at the same time, those characters will reassure them. They won’t need the light anymore, because Nodo and friends can hide in plain light. They can respect their fears and even smile at them.

The horrific hanger

When I was a child, I was terrified by a clothes hanger my parents had in their room. It was a simple hanger, but in the night, it mutates into a monster. It comes in my nightmares, preventing me from using the toilet in the night and generally stressing out me so much.

Something happened one day when I decided to imagine that hanger-monster as a funny thing. I imagined it was a fluffy gummy character, yellow in color, with no bad intentions whatsoever. It was from that moment on that I can say I didn’t fear the dark anymore.

See, the problem is not dark or a clothes hanger. The issue comes from deeper inside us, as Goya would say, 

“The sleep of reason creates monster”. 

In the silence, it’s in the dark that we feel strange sounds, and it’s there that we panic. On a sunny day, outside with our friend, it’s more likely to happen something terrible (some drunk person starts shouting, someone insults you, a car bumped on you) and still, you feel protected by the amazing sun and the good feelings you have.

So, let go of that horrific sleep of reason that creates monsters and start searching for a better explanation. Fear, a moment later, it’s just a bad memory.

Thanks to Nodo and Glovy, it would probably be like that for some children, one day.

L’invenzione del nome

Una storia dal deserto

Vedete, ho scoperto tempo fa che chi scrive lo fa per motivazioni molto diverse. Scrivere è un esercizio complicato. Mettiamola così: per me scrivere è mettere nero su bianco, su un pezzo di carta o dentro un file, le idee che ronzano incessanti dentro la mia testa.

C’è chi parla da solo, io invece provo a mettere tutto su un foglio. Provo a rendere parole altrimenti vuote come “incomunicabilità”, “dissonanza”, “forza di volontà” storie intere. E i personaggi mi aiutano tanto in questo.

Parlare con se stessi

L’invenzione del nome, Daniele Frau

La parte più complicata, quando si decide di scrivere e di rendere pubbliche le proprie idee, è accettare le critiche. Immaginate se qualcuno che non conoscete vi fermasse nel bel mezzo della strada e vi dicesse:

“Ehi, sai che cammini in modo bizzarro? Dovresti iniziare a camminare in questo modo. Guarda me, oppure cerca di camminare come farebbe Bolt se non fosse impegnato a correre.”

Così, all’inizio si tende a prendere tutto sul personale. Ci sentiamo tutti Hemingway e ogni parola sembra scelta come si scelgono le pietre per una statua. Una su un milione.

Parlare con gli altri

Solo dopo qualche battuta d’arresto (leggasi colpo frontale dato da un ferro da stiro acceso) ci rendiamo conto che quel passante che ci ha dato il consiglio non era cattivo. Capiamo che in fondo nessuno è nato per scrivere, come nessuno è nato per dare consigli.

Tutto va imparato.

Lo stile

Ecco, sullo stile ci sono decine di libri che ho letto e che mi hanno segnato. Molti sono scritti in lingua inglese, ma il senso è semplice e utilizzabile in qualsiasi lingua.

L’idea di fondo è che lo stile deve essere rapportato al tipo di scrittura che si desidera portare avanti. La narrativa avrà uno stile, una lettera da inviare ad un amico ne avrà un altro, così come un diario. Poi c’è lo stile personale, tipico di ognuno di noi, che dovrebbe sempre tendere alla chiarezza e alla fluidità.

Fluidità

Non mi addentro oltre nell’idea di stile, ma chiudo parlando di qualcosa che mi sta davvero a cuore. Che cosa intendo con fluidità? La risposta a questa domanda è semplice.

Prendi in mano il tuo ultimo scritto.

Ora leggi a voce alta ciò che hai scritto e sentirai delle campanelle suonare vicino alle tue orecchie. Quelle campanelle sono un allarme innato. Lo stesso allarme che suona quando per la prima volta sentiamo qualcuno parlare e ha quel non so che di spiacevole.

“Oddio, ma sta leggendo!”

Si, odio quando la gente vuole dare l’impressione di star parlando a braccio, mentre in realtà sta leggendo da un gobbo. Meglio, molto meglio prendere un foglio in mano e leggere.

Leggere e rileggere a voce alta la tua storia ti permette di sentire l’anima dei personaggi, di provare a coinvolgerti davvero. Non leggere la tua storia come se stessi leggendo un libro qualsiasi. Perché è il tuo stile, lo sentirai tuo, saprai qual è il soggetto.

Leggendola a voce alta potrai sentire tutte quelle sfumature che pensavi fossero ben scritte e invece non lo erano. E magari inizierai ad essere tu il primo a criticarti, per migliorare sempre.

Per concludere

Spero che ciò che ho scritto qui possa esserti utile, nella tua ricerca quotidiana. Qui di seguito, trovi la mia ultima micro-storia pubblicata su Typee. Si intitola l’Invenzione del nome.

Buona lettura!

P.s. Io sono Daniele Frau, ma puoi leggere altre storie e micro-storie in italiano e inglese su Flyingstories.